Real sempre più ricco, il Psg scavalca il Bayern. La classifica Deloitte 2015

C’è una Champions League che si gioca sul campo e che è ricominciata una settimana fa. E poi ce n’è un’altra che riguarda biglietti, diritti tv e merchandising. Non sempre i risultati di queste due competizioni coincidono. Anzi.
Un esempio? Il Manchester United di Louis Van Gaal, eliminato nei gironi di Champions e lontanissimo dalla vetta in campionato ma terzo nella classifica dei club più ricchi del mondo. Se non basta, si pensi all’Atlético Madrid del “Cholo” Simeone: un terzo dei ricavi dei cugini del Real eppure sopra di loro in campionato. Per non parlare del Milan, nella top 15 dei Paperoni nonostante le due (probabilmente – non ce ne vogliano i tifosi rossoneri – tre) stagioni senza Champions. O del Newcastle che è in piena zona retrocessione ma stacca di molto i più quotati Siviglia, Marsiglia, Napoli o Wolfsburg nella Football Money League.

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Si chiama così la classifica che la società finanziaria americana Deloitte redige ogni anno, tenendo conto dei ricavi totali dei club calcistici di tutto il mondo. Nell’edizione del 2016, che si riferisce ai fatturati dell’anno appena concluso, il balzo più grande in termini assoluti lo fanno Liverpool (+85.9 milioni), Arsenal (+76.2), Barça (+76) e, a sorpresa, la Roma che chiude con 53 milioni in più rispetto al 2014. Il Milan detiene invece il poco invidiabile record negativo: 50 milioni (pari al 20% del totale) persi e due posizioni in classifica in meno in un solo anno. Alla guida resta saldo il Real Madrid di Florentino Pérez, vera e propria multinazionale con 577 milioni di ricavi nel 2015, 27 in più dell’anno precedente. Lo tallona il Barcellona con poco meno di 561 milioni. Le due spagnole mettono insieme ogni anno l’equivalente del Pil di Antigua e Barbuda. Ma, a livello numerico, il vero dominio è delle inglesi.

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Tra i primi venti club più ricchi nove giocano in Premier League: accanto a United, City, Chelsea, Arsenal, Liverpool e Tottenham anche gli insospettabili Newcastle, Everton e West Ham. Il 45% per cento dei ricavi totali dei 20 top club viene da Oltremanica e tutte e 20 le squadre del massimo campionato occupano un posto nella top-40. Merito degli stadi di proprietà, certo, ma anche di un’attenzione senza eguali al merchandising. Settore nel quale è il Psg, che continua la sua ascesa e sorpassa anche il Bayern Monaco, a farla da padrone: il 62.5% dei ricavi totali dei parigini provengono dal commerciale. Insomma, nel 2015 nessuno, nemmeno Real e Barça, è riuscito a vendere tante t-shirt quanto quelle di Ibra e compagni.

Barça e Real regine anche dei social
Barça e Real regine anche dei social

E le italiane? Bene, oltre alla già citata Roma, anche la Juventus che aumenta del 16% (quasi 45 milioni) il proprio fatturato rimanendo saldamente nella top ten e sempre, di gran lunga, la prima delle italiane. Male le due milanesi: dell’emorragia in casa Milan abbiamo già detto, mentre l’Inter guadagna solo due milioni (1%) e viene scavalcato da Roma, Everton e Newcastle. Esce invece dalla classifica il Napoli di De Laurentiis.

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Real, Barça, United, Psg e Bayern: quanto e su cosa guadagnano i 5 top-club d’Europa

Prosegue il trend che vede la vendita dei biglietti come una voce sempre meno importante nel fatturato di una squadra di calcio. Una contraddizione in termini solo fino a un certo punto. In questo senso, il modello verso il quale ci si sta dirigendo – si sa – è quello intrapreso dalla Juventus: stadi di proprietà dalla capienza ridotta (massimo 40 mila posti a sedere) in modo da essere certi di riempirli a ogni incontro, biglietti corposi nel costo ma che garantiscono un’ottima visuale e soprattutto pieno sfruttamento di tutto ciò che circonda il campo: ristoranti, musei e negozi.

Club sempre più simili a un’impresa e sempre meno a una squadra di calcio. I profitti della prima – come si è visto – non si riflettono però automaticamente sui successi della seconda. Meno male, verrebbe da dire. E chissà se il Manchester City, sesto club più ricco al mondo, riuscirà finalmente a superare gli ottavi di Champions League. Quattro anni fa ci riuscì perfino l’Apoel Nicosia, che con il fatturato di un anno non avrebbe potuto pagare nemmeno 10 mesi d’ingaggio a CR7…

 

 

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