Il Belgio nel pallone: la favola nella favola si chiama Gent

Primo nel ranking Fifa e, per la prima volta nella storia, tra le favorite d’obbligo in una competizione internazionale. Così si presenta il Belgio di Marc Wilmots agli Europei della prossima estate in Francia. Una nazionale giovane, multietnica e imprevedibile sulla cui ascesa sono stati versati fiumi d’inchiostro. Merito – si è detto – della pianificazione federale iniziata con l’ex-ct Michel Sablon e di una straordinaria generazione di campioni. A partire dai portieri Courtois e Mignolet e passando per Vermaelen, Kompany, Vertonghen e ancora Witsel, De Bruyne, Fellaini e Nainggolan per arrivare infine ad Hazard, Lukaku e Benteké: tutti tra i 22 e i 30 anni e tutti protagonisti nei maggiori campionati europei. Una vera fucina di talenti.

Chi invece dal giro della nazionale è uscito dopo qualche presenza con l’under-21 è Sven Kums. Sta per compiere 28 anni ed è il capitano del Gent. Siamo nelle Fiandre Orientali, a una trentina di chilometri dal confine con l’Olanda. Da queste parti, nonostante il nome ufficiale della città (Gand) rimanga in francese, si parla fiammingo. E il nome del club è lì a testimoniarlo: Koninklijke Atletiek Associatie Gent, al posto dell’originale La Gantoise in auge fino al 1971. Gand con i suoi 250 mila abitanti è seconda solo alla capitale Bruxelles e ad Anversa. Una posizione che la squadra cittadina non è mai riuscita a replicare in ambito calcistico, nonostante i 115 anni di storia e le 77 stagioni passate nel massimo campionato.

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Uno scorcio notturno di Gand, città natale di Carlo V da sempre al centro di scontri (ieri militari, oggi calcistici) con la vicina Bruges, la “Venezia del Nord”

Lo scorso anno però qualcosa è cambiato: il secondo posto alle spalle del Club Brugge (o Bruges che dir si voglia: in Belgio ogni toponimo ha due varianti linguistiche) viene ribaltato nel playoff scudetto e il Gent si aggiudica il primo storico titolo della sua lunga vita. Mentre la nazionale scala uno per uno tutti i gradini della graduatoria Fifa (solo nel 2010 i Diavoli Rossi si trovavano al 62° posto) in patria c’è chi riesce a interrompere l’eterno dominio di Anderlecht, Standard Liegi e Club Brugge, appunto. Trascinati dalle reti del belga Laurent Depoitre, che ha esordito in nazionale lo scorso ottobre a 26 anni suonati, e guidati magistralmente dal fiammingo Hein Vanhaezebrouck, i Buffalos (questo il soprannome del club, un omaggio al Wild West Show di Buffalo Bill che passò da queste parti all’inizio del secolo scorso) si sono così qualificati per la prima volta ai gironi di Champions League.

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La festa per le strade di Gand. Il primo scudetto non si scorda mai…

Al contrario del Beveren, del Mechelen e del Lierse, le tre provinciali che scombinarono le carte vincendo a sorpresa un campionato a testa tra il 1984 e il 1997 per poi svanire (quasi) nel nulla, il Gent può vantare una solidità societaria da fare invidia alle tre grandi. Quando nel 1999 l’attuale presidente Ivan De Witte acquistò il club si trovò davanti un buco di 23 milioni, a fronte di un fatturato che si fermava a cinque. La sua intuizione di assoldare come direttore generale Michel Louwagie, ex-insegnante di educazione fisica,  si rivelò geniale. Louwagie investì i pochi soldi rimasti in cassa nella creazione di una rete capillare di scout. I prodotti di queste operazioni, i vari Mido, Rosales e Ruiz, che con la maglia del Costarica ha castigato l’Italia agli ultimi Mondiali, hanno garantito al club ottime plusvalenze in uscita, quasi sempre con destinazione Olanda. Plusvalenze che insieme a una gestione oculata hanno permesso al Gent di dotarsi due anni fa di uno stadio di proprietà, la Ghelamco Arena. Un gioiellino multifunzionale di 20 mila posti costato 50 milioni, versati in parte dall’amministrazione comunale.

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La modernissima Ghelamco Arena, teatro stasera del primo round degli ottavi di finale contro i tedeschi del Wolfsburg

È qui che stasera gli azzurri di coach Vanhaezebrouck tenteranno l’impresa, contro il Wolfsburg (della cui storia tutta particolare L’incoscienza di Zeman aveva parlato qui). Il Gent è la prima squadra belga a raggiungere la fase a eliminazione diretta della Champions League nel nuovo millennio. Ci è arrivato eliminando due nobili come Valencia e Lione e rimanendo imbattuta tra le mura domestiche. Dieci punti in sei partite e secondo posto alle spalle dello Zenit San Pietroburgo: un girone non impossibile ma comunque ostico per una debuttante assoluta. Soprattutto se si pensa che delle 32 squadre ai nastri di partenza il Gent era quella più “low-cost”: nemmeno cinque milioni il costo complessivo dell’undici titolare, meno di quanto l’Anderlecht ha speso solo per il suo capitano, Steven Defour. E proprio per il suo di capitano, il già citato Sven Kums, il club di De Witte ha pagato il prezzo più alto: appena un milione e mezzo di euro. Ecco che, insieme ai successi, sono tornati a crescere anche gli abbonati: nelle ultime stagioni si è finalmente fermata l’emorragia di tifosi iniziata negli anni Settanta, quando sempre più gente decise di abbonarsi al Brugge o all’Anderlecht.

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Il passaggio dello spettacolo di Buffalo Bill a inizio Novecento deve aver davvero impressionato gli abitanti di Gand se è rimasto addirittura impresso nel simbolo del club

Stasera – non c’è bisogno di dirlo – lo stadio sarà gremito. Il sorteggio, va detto, è stato benevolo: evitati Barcellona, Bayern Monaco, City, Chelsea e le due madrilene, a Kums e compagni è toccato il Wolfsburg di Hecking. Una squadra solida, con giocatori di altissimo livello (Dante, Draxler e Schürrle su tutti) ma che in campionato sta faticando non poco. Tutt’altra storia in Europa, dove i biancoverdi sono arrivati primi nel loro girone davanti a PSV Eindhoven, Manchester United e CSKA Mosca. Il Gent è chiamato a credere nel sogno. Una favola nella favola in un Belgio alle prese con una vera e propria voetbal-manie. Merito dei tanti campioni in giro per l’Europa, dei successi della nazionale ma – pensano dalle parti della Ghelamco Arena – anche un po’ di questo Davide che ha osato sfidare Golia.

Emiliano Mariotti

 

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