La rinascita del calcio ungherese passa da Orbán. Nel bene e nel male…

Certo, il girone di qualificazione non era nulla di trascendentale: Grecia, Romania, Irlanda del Nord, Finlandia e Isole Fær Øer non sono avversari impossibili da battere.
E bisogna ammettere che l’allargamento del formato dell’Europeo da 16 a 24 squadre ha moltiplicato le chance di centrare il pass per la rassegna continentale.
Mettiamoci pure l’inaspettato crollo della Grecia (che ha chiuso il girone ultima a pari merito con la cenerentola Fær Øer), solo in parte compensato dall’incredibile exploit dei nordirlandesi, e avremo un quadro abbastanza chiaro delle congiunzioni astrali favorevoli a Dzsudzsák e compagni.

Fatto sta che, pur tenendo conto di tutto ciò, l’Ungheria grazie alla doppia vittoria ai danni della Norvegia nello spareggio, torna a disputare un Europeo a 44 anni dall’ultima volta. Difficile – se non impossibile – ripetere il quarto posto del 1972 o addirittura la medaglia di bronzo di otto anni prima ma, dopo decenni di oblio, la nazionale magiara batte finalmente un colpo.

L'Aranycsapat, la "squadra d'oro" che incantò il mondo a inizio anni '50. Trentadue le partite consecutive senza sconfitte. Serie conclusa, non senza polemiche, dalla vittoria tedesca nella finale del Mondiale del 1954.
L’Aranycsapat, la “squadra d’oro” che incantò il mondo a inizio anni ’50. Trentadue le partite consecutive senza sconfitte. Serie conclusa, non senza polemiche, dalla vittoria tedesca nella finale del Mondiale del 1954.

I fasti del ventennio d’oro a cavallo della Seconda Guerra Mondiale sono ormai un lontano ricordo, destinato ai libri di storia. La “squadra d’oro” (Aranycsapat) di Puskás e compagni, che ai Mondiali del 1954 si arrese solo in finale alla Germania Ovest, fu spazzata via due anni dopo dai carri armati sovietici. Il fuoriclasse Puskás, che in quel momento si trovava all’estero con la sua Honvéd, non fece mai più ritorno in patria. Diventerà una pedina fondamentale del grande Real Madrid di fine anni ’50 finendo addirittura per acquisire la cittadinanza iberica.
Per il calcio magiaro, fino ad allora uno dei più temuti e rispettati al mondo, inizia un lento ma inesorabile declino. Fino a essere relegato a un ruolo di comprimario: l’ultimo torneo internazionale disputato dai tricolore è il Mondiale di Messico ’86, terminato al primo turno con due pesanti sconfitte (6-0 dall’Urss e 3-0 dalla Francia) e un’ininfluente vittoria per 2-0 contro la matricola Canada.

 

L'inconfondibile mise di Gábor Király, che con le sue parate ha contribuito alla qualificazione dei magiari a Euro2016. Al via della manifestazione, il prossimo 10 giugno, Király avrà 40 anni e 70 giorni, record di sempre.
L’inconfondibile mise di Gábor Király che con le sue parate ha contribuito alla qualificazione dei magiari a Euro2016. Al via della manifestazione, il prossimo 10 giugno, Király avrà 40 anni e 70 giorni, record di sempre.

Sul campo, il simbolo di questo risveglio è il 39enne Gábor Király: impossibile non notare (e amare) la tuta grigia, volutamente démodé, di questo portiere che ha preso il posto dello sfortunatissimo Márton Fülöp (morto di cancro appena una settimana fa) e che a giugno in Francia batterà ogni record di anzianità nella storia degli Europei. Dietro le quinte, invece, il grande sostenitore (e finanziatore) della rinascita magiara è niente meno che l’amatissimo (in patria) e criticatissimo (all’estero) primo ministro Viktor Mihály Orbán. Ex calciatore professionista nelle file del Felcsút FC e tifosissimo del Videoton (che – sarà un caso? – ha iniziato a vincere proprio negli ultimi anni: due campionati, una coppa nazionale, due supercoppe e tre coppe di lega dal 2006 a oggi), Orbán ha promosso una serie di iniziative che puntano a creare le condizioni necessarie a candidare l’Ungheria a paese ospitante dei giochi olimpici e per far tornare la nazionale di calcio ai grandi livelli di 60 anni fa.

Deduzioni fiscali per chi investe nello sport, ammodernamento delle strutture, mano pesante dello Stato nella creazione di accademie e vivai. Solo a Budapest sono in costruzione quattro nuovi stadi, dai 15 ai 65 mila posti ciascuno ed entro il 2018 è prevista la ristrutturazione di tutti gli impianti delle squadre di prima e seconda divisione. Uno dei primi stadi a beneficiare delle agevolazioni governative è stato il vecchio Ferenc Puskás Stadion di Budapest.

L'avveniristico progetto del Ferenc Puskás Stadion che dovrebbe essere completato entro il 2019
L’avveniristico progetto del Ferenc Puskás Stadion che dovrebbe essere completato entro il 2019

L’impianto sarà la nuova casa della nazionale magiara e, con una capienza di 65 mila posti a sedere, darà alla capitale la possibilità di candidarsi a ospitare le più importanti manifestazioni sportive. Anche i club hanno cominciato a ripensare seriamente il loro futuro. Il Debrecen, dominatore dell’ultimo decennio, è stata la prima squadra a concludere la costruzione di un nuovo impianto, il Nagyerdei Stadium. Costo: 40 milioni. Nel 2012 anche il Gyor ETO ha completato la ristrutturazione del suo stadio, l’Eto Park. Poi è stata la volta del club più titolato d’Ungheria, il Ferencváros, che poco più di un anno fa ha inaugurato la nuovissima Groupama Arena. Altre due grandi, l’Honved e l’MTK, insieme al Videoton seguiranno a breve l’esempio.

La nuovissima Pancho Arena, inaugurata nell'aprile del 2014, è la casa della Ferenc Puskás Academy. Entrambi, squadra e stadio, fortemente voluti dal premier.
La nuovissima Pancho Arena, inaugurata nell’aprile del 2014, è la casa della Ferenc Puskás Academy. Entrambi, squadra e stadio, fortemente voluti dal premier.

Stadi ma non solo. Il fiore all’occhiello della gestione calcistica di Orbán si chiama Ferenc Puskás Football Academy. È nata dieci anni fa come settore giovanile dello stesso Videoton per poi crescere fino alla promozione nella massima serie. Gioca nella Pancho Arena di Felcsút (vi dice qualcosa?). La succursale della squadra del cuore del premier che gioca nel suo paese natale, lo stesso che assistette anni fa alle sue “gesta” sportive. In pratica, una sua creazione. La Pancho Arena sorge addirittura a pochi metri dalla casa della famiglia Orbán e, nonostante Felcsút non superi i duemila abitanti, può contenere fino a 3.500 spettatori. L’investimento di quasi 17 milioni per la sua costruzione ha arricchito in particolare l’impresa realizzatrice che fa capo al sindaco Lőrinc Mészáros, amico personale di Orbán, divenuto ormai uno degli uomini più facoltosi del paese.

Le accuse di corruzione sono solo una parte di quelle mosse all’indirizzo del premier riguardo ai suoi ambiziosissimi progetti calcistici: la crescita del paese danubiano, pur restando stabilmente sopra il 2%, sta rallentando sensibilmente e a molti sembrano quanto mai fuori luogo gli investimenti promessi dal governo al mondo del pallone.
L’idea di Orbán è quella di fare della 
Nemzeti Bajnokság I il campionato di riferimento dell’Est Europa, in grado di attirare sponsor e investitori internazionali. Sicuramente il ritorno dell’Ungheria tra le grandi del calcio continentale può essere un punto di partenza per rendere di nuovo appetibile il calcio magiaro. Ma ai successi della nazionale e agli investimenti sugli stadi deve accompagnarsi un salto di qualità a livello societario. Così da creare un sistema efficiente anche quando il padre-padrone non ci sarà più. 

Emiliano Mariotti

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