Capo Verde & Co. Quando le colonie si vendicano

È vero: il Portogallo era infarcito di riserve. Non c’era il pallone d’oro in carica Cristiano Ronaldo, non c’erano gli altri due madridisti Pepe e Fábio Coentrão e mancava anche l’ex-United Nani. Eppure, la sconfitta patita martedì sera a Oeiras (a 20 chilometri da Lisbona) nell’amichevole con Capo Verde ha fatto parecchio rumore in terra lusitana. Un pesante 0-2 maturato già nel primo tempo con i goal di Fortes e Gegè:

Capo Verde è un arcipelago situato a 500 km dalle coste senegalesi, in cui vive meno di mezzo milione di persone. Fino a quarant’anni fa era una colonia portoghese: solo con il crollo del regime di Salazar nel 1974, gli abitanti delle dieci isole ottennero l’indipendenza da Lisbona. Negli ultimi anni, il movimento calcistico ha conosciuto uno sviluppo eccezionale: dal 182° posto del 2000, Capo Verde occupa ora la 38a posizione del ranking Fifa. Quello di Oeiras, infatti, è solo l’ultimo di una serie di risultati sorprendenti della selezione capoverdiana.

I giocatori di Capo Verde festeggiano la vittoria sulla Tunisia che apre loro le porte degli spareggi per Brasile2014. Non sanno che di lì a poco la Fifa li sanzionerà con una sconfitta a tavolino.
I giocatori di Capo Verde festeggiano la vittoria sulla Tunisia che apre loro le porte degli spareggi per Brasile2014. Non sanno che di lì a poco la Fifa li sanzionerà con una sconfitta a tavolino.

Nel 2013 è arrivata a un passo dallo spareggio per aggiudicarsi uno dei cinque posti disponibili per il mondiale brasiliano dell’anno seguente: con 12 punti in sei partite, gli isolani si erano piazzati primi nel loro girone di qualificazione davanti a Tunisia, Sierra Leone e Guinea Equatoriale. Decisiva la vittoria per 2-0 ottenuta a Tunisi. Peccato che proprio in quella partita la nazionale di Capo Verde avesse schierato il difensore Fernando Varela, squalificato: 3-0 a tavolino e sogno mondiale sfumato.

Nell’ultima edizione della Coppa d’Africa, terminata due mesi fa, Capo Verde non ha invece brillato: tre scialbi pareggi contro Tunisia, Zaire e Zambia che sono costati l’eliminazione già a gironi in virtù della peggior differenza reti. Svanito così l’obiettivo di ripetere l’exploit dell’edizione precedente: nel 2013, dopo un esaltante girone in compagnia di Marocco, Angola e del Sudafrica padrone di casa, gli isolani erano riusciti ad accedere ai quarti di finale, dove si erano arresi al Ghana dello juventino Asamoah.

Nani con Cristiano Ronaldo in nazionale. Considerato inizialmente l'erede di CR7, ha seguito le sue orme passando dallo Sporting al Manchester United: sette stagioni e 25 goal per lui con i Red Devils prima di tornare in prestito ai biancoverdi di Lisbona.
Nani con Cristiano Ronaldo in nazionale. Considerato inizialmente l’erede di CR7, il centrocampista nato a Capo Verde ha seguito le sue orme passando dallo Sporting al Manchester United: sette stagioni e 25 goal per lui con i Red Devils prima di tornare in prestito ai biancoverdi di Lisbona.

Ora la storica vittoria riaccende gli entusiasmi attorno alla giovane nazionale. Fino qualche anno fa, i talenti migliori si trasferivano in Portogallo e gravitavano nell’orbita della nazionale lusitana. È il caso di Nani: nato a Praia, la capitale che ospita quasi un terzo degli abitanti del paese, si è trasferito a Lisbona, dove a 19 anni ha esordito in Primeira Liga con la maglia dello Sporting. L’anno successivo, l’esordio nella nazionale…portoghese. Oggi, sempre più calciatori scelgono di indossare la maglia rossoblù della selezione locale. E i risultati si iniziano a vedere.

Quando il calcio dà la possibilità a una colonia di vendicarsi della madrepatria è sempre suggestivo. E non è certo una novità. Il precedente più clamoroso riguarda una colonia “di lusso”: nel 1950, a Belo Horizonte, in Brasile, una nazionale statunitense rattoppata e colma di dilettanti batte a sorpresa per 1-0 l’Inghilterra. Era la prima volta che gli inglesi accettavano di disputare un Mondiale, fino ad allora disertato per “manifesta superiorità”, e l’esordio fu di quelli che fanno male. L’esito è talmente incredibile che molti quotidiani inglesi il giorno successivo riportano il risultato di 10-1, confidando in un refuso telegrafico.

Dalle colonie britanniche a quelle francesi. Quella che si presenta a Seoul il 31 maggio 2002 per inaugurare i mondiali nippo-coreani è la nazionale campione del Mondo in carica: in campo ci sono i vari Thuram, Vieira, Djorkaeff, Zidane, Henry e Trezeguet. Eppure il Senegal, colonia transalpina fino al 1960, rovina l’esordio ai bleus:

Vendette calcistiche. Momenti di gloria che non possono certo cancellare anni di soprusi ma che per un attimo riescono almeno a farli dimenticare. In alcuni casi, i coloni hanno decisamente superato la madrepatria (e non solo nel calcio). Il caso più eclatante è ovviamente il Brasile, pentacampione mondiale a fronte della bacheca deserta degli antichi dominatori portoghesi. E, fino alla rinascita spagnola culminata nella vittoria iridata di cinque anni fa, anche Argentina e Uruguay si potevano vantare di aver surclassato Madrid nel pallone.

Ma questa è un altra storia. A Capo Verde la Coppa del Mondo resta una chimera. Da martedì sera, però, c’è una storia in più da raccontare. Una storia di calcio e riscatto che renderebbe fiero Amílcar Cabral, morto nel 1973 senza poter vedere l’indipendenza di Capo Verde e della Guinea-Bissau per la quale aveva combattuto per tutta la vita. A lui era dedicato, fino a sei anni fa, un torneo tra le nazionali dell’Africa occidentale. Torneo che Capo Verde si aggiudicò solo una volta, nel 2000, dando il “la” alla scalata delle gerarchie del calcio mondiale.

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