Quando il calcio supera i confini nazionali. La rinascita del Monaco

Un bolide di Kondogbia, un contropiede finalizzato dal redivivo Berbatov e un diagonale del capitano Carrasco. Tanto è bastato al Monaco per espugnare l’altro ieri l’Emirates Stadium, lo stadio dell’Arsenal, con il pesante parziale di 3-1. Ora ai Gunners servirà un impresa per ribaltare il risultato nella gara di ritorno, in programma il 17 marzo allo Stadio Louis II di Fontvieille.

Siamo a pochi chilometri da Montecarlo. Proprio alle spalle dello stadio corre il confine tra il Principato e la Francia, tanto che uno degli ingressi all’impianto si trova in territorio francese:

stadio-montecarlo
Lo stadio del Monaco, intitolato a Luigi II, principe dal 1922 al 1949. A ridosso dei nove archi che sovrastano una delle due curve passa il confine tra il Principato e la Francia.

Non stupisce che l’Association Sportive de Monaco militi nel campionato transalpino. Anche il San Marino, per non allontanarci troppo da casa nostra, ha sempre giocato nei campionati italiani. Ma con risultati ben diversi: mentre la squadra della “Serenissima Repubblica” non ha mai superato la nostra terza divisione, il Monaco in Francia è il quarto club più vincente di sempre, superato solo da tre nobili storiche come il Saint-Étienne, il Marsiglia e il Nantes e a pari merito con una “new entry” come il Lione.

Sette titoli nazionali, cinque coppe di Francia e quattro Supercoppe l’invidiabile palmarès dei monegaschi. Il più sponsorizzato Paris-Saint Germain, per citare il caso più noto, si ferma a quattro campionati vinti, due dei quali nelle ultime due stagioni. L’anno scorso a fare le spese dello strapotere del Psg degli emiri (che “L’incoscienza di Zeman” vi aveva raccontato qui) è stata proprio la squadra del Principato, che ha comunque ottenuto un onorevolissimo secondo posto, partendo per di più da neopromossa.

A sinistra Dmitrij Rybolovlev, a destra il principe di Monaco Alberto II Grimaldi, che ha condotto in prima persona le trattative per l'acquisizione del club.
A sinistra Dmitrij Rybolovlev, a destra il principe di Monaco Alberto II Grimaldi, che ha condotto in prima persona le trattative per l’acquisizione del club.

Già, neopromossa. Perché dopo i fasti dei primi anni Duemila, culminati con la Finale di Champions League del 2004 persa contro il Porto di un semi-sconosciuto José Mourinho, il Monaco è entrato in crisi, fino a retrocedere del maggio 2011. A dicembre dello stesso anno, la svolta: grazie alla mediazione diretta del Principe Alberto Grimaldi, il 66 per cento del club passa nella mani del magnate Dmitrij Evgen’evič Rybolovlev, russo (a volte ritornano), proprietario del colosso dei fertilizzanti Uralkali e noto per essersi reso protagonista lo scorso anno del divorzio più costoso della storia.

Dopo due anni trascorsi nell’inferno della Ligue2, grazie all’ingaggio del tecnico italiano Claudio Ranieri, la squadra riesce a tornare nel calcio che conta. È allora, nell’estate del 2013, che Rybolovlev scarica sul campionato francese tutto il peso del suo potere economico: nel giro di due mesi sbarcano a Montecarlo, per la modica cifra di 130 milioni di euro, James Rodríguez, Radamel Falcao, João Moutinho e Ricardo Carvalho.

Radamel Falcao e James Rodriguez, compagni di nazionale e, fino alla scorsa estate, anche di club. Proprio al Monaco
Radamel Falcao e James Rodriguez, compagni di nazionale e, fino alla scorsa estate, anche di club. Proprio al Monaco

I primi due, colombiani, non giocano più nel Principato: Falcao, fermato da un lungo infortunio, è in prestito al Manchester United mentre Rodríguez, dopo lo straordinario Mondiale, ha fatto i bagagli con destinazione Madrid, sponda Real. La partenza dei due assi sudamericani si è subito fatta sentire: il Monaco è attualmente quarto, lontano dal terzetto di testa composto da Lione, Marsiglia e Psg, con i parigini che proprio domenica faranno visita al Louis II.

Ma, se il campionato non va benissimo, Rybolovlev si può consolare con la Champions. Il risultato di ieri sera potrebbe far tornare l’entusiasmo al magnate che, imbarcatosi nell’avventura monegasca attratto soprattutto dai privilegi fiscali offerto dal Principato, ha rischiato di vederli sfumare sul più bello. Nell’aprile del 2013 infatti la Federazione, ravvisando gli estremi della concorrenza sleale, intimò al club di trasferire la sua sede fiscale in Francia. I maligni videro dietro questa mossa la volontà di tutelare i rapporti franco-qatarioti, che vedono proprio nel calcio un capitolo cruciale: non si parla solo della proprietà del già citato Psg ma anche dei diritti televisivi della Ligue1, detenuti da al-Jazeera.

La contesa, durata quasi un anno, si è conclusa con un accordo monetario: Rybolovlev pagherà alla FFF 50 milioni in due anni per mantenere la sede del club a Montecarlo. Un compromesso che accontenta entrambi, ma che ha suscitato non pochi malumori nelle altre società.

Malumori che da mercoledì sera accerchiano l’alsaziano Arsène Wenger. Dopo l’1-3 dell’Emirates, l’allenatore dell’Arsenal, alla sua ventesima stagione alla guida dei Gunners, è tornato in discussione. E pensare che la sua straordinaria carriera era iniziata proprio al Monaco. Sette le stagioni passate in Costa Azzurra. Per lui un campionato, una Coppa di Francia e una finale di Coppa della Coppe prima di sbarcare a Londra (passando per il Giappone). Eccolo mentre festeggia la vittoria dello scudetto, centrata al primo tentativo:

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Da allora il Monaco è cambiato parecchio. Ma almeno in una cosa è rimasto uguale: una squadra “straniera” che gioca (e vince) in Francia.

Emiliano Mariotti

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