Gas, tifo e strategie. L’ingresso a gamba tesa di Putin nel calcio

putin_zenitPer quale squadra fa il tifo Vladimir Putin?
Quella che a prima vista sembrerebbe una futile curiosità, niente di più di una nota di costume, svela in realtà un sottobosco di affari, politica e conoscenze, intrecciati a doppio filo con la politica interna ed estera del nuovo Zar. Che, nel pallone, si è tolto anche qualche sfizio.

Siamo nel dicembre 2005. Il colosso energetico Gazprom, oggi la prima multinazionale al mondo per asset, acquista il 100% dello Zenit San Pietroburgo. Un club dalla bacheca e dal prestigio non propriamente illustri: in 80 anni di storia ha vinto solamente un campionato (quando ancora si chiamava Zenit Leningrado) e due coppe nazionali. Nulla in confronto alle big moscovite: Spartak, Cska e, in misura minore, Dinamo e Lokomotiv. Ma il Ceo di Gazprom, Aleksej Borisovič Miller, è deciso ad assicurarsene il controllo. Perché? Per capirlo occorre fare un passo indietro.

Aleksej Borisovič Miller. Dal 2001 è Ceo di Gazprom, il colosso energetico russo a partecipazione statale
Aleksej Borisovič Miller. Dal 2001 è Ceo di Gazprom, il colosso energetico russo a partecipazione statale.

Siamo sempre a San Pietroburgo ma è il 1991. Putin, appena dimessosi dal Kgb in seguito al fallito colpo di Stato contro Gorbačëv, diviene direttore del Comitato per le Relazioni Esterne della città, incarico che manterrà, nonostante le accuse di favoreggiamento, fino al 1996. Qui conosce Miller, suo concittadino, e tra i due nasce una collaborazione che nel tempo si rivelerà assai proficua. Tanto che nel 2000, giunto per la prima volta al Cremlino, Vladimir affida all’amico Aleksej il Ministero dell’Energia. L’anno successivo anche la guida della Gazprom, l’industria del gas creata nel 1989 da Gorbačëv e parzialmente privatizzata da Yeltsin a partire dal 1993 (lo Stato è ancora proprietario al 50,01%), finisce nelle mani di Miller. A quasi 15 anni di distanza, le due poltrone, ministeriale e aziendale, non hanno ancora cambiato padrone e oggi l’imprenditore di origini tedesche è a tutti gli effetti il “signore del gas russo”.

Ecco perché, all’alba del suo secondo mandato, Putin “propone” all’amico di vecchia data di rilevare la sua squadra del cuore. Da allora gli equilibri nel calcio della Madre Russia cambiano per sempre: già un anno e mezzo dopo l’acquisto lo Zenit, con la scritta “Gazprom” che campeggia sulle divise, si aggiudica il campionato dopo 23 anni. Il 2008 è l’anno dello sbarco in Europa: tra maggio e agosto il club pietroburghese conquista i suoi primi due trofei continentali, la Coppa Uefa e la Supercoppa Europea. Sulla vittoria della prima si addensano tuttora sospetti di corruzione nella semifinale di ritorno contro i tedeschi del Bayern Monaco, battuti per 4-0. La seconda segna la definitiva consacrazione dei ragazzi di Dick Advocaat, che s’impongono per 2-1 sul Manchester United di Tévez, Rooney e Cristiano Ronaldo.

Luciano Spalletti, toscano doc, festeggia così la vittoria del campionato nel gelido inverno russo
Luciano Spalletti, toscano doc, festeggia così la vittoria del campionato nel gelido inverno russo

La corsa dello Zenit non si è ancora arrestata: tra il 2010 e il 2012 sono arrivati, sotto la guida del tecnico italiano Luciano Spalletti, altri due campionati, due Supercoppe di Russia e una coppa nazionale. E anche quest’anno, con il pupillo di Mourinho, il portoghese André Villas-Boas, in panchina, i bianco-azzurri sono saldamente in testa alla classifica e verosimilmente conquisteranno il loro quarto campionato in meno di dieci anni.

Putin e Miller, però, non sembrano accontentarsi: a colpi di sponsorizzazioni e acquisti, Gazprom sta letteralmente mettendo le mani sul calcio europeo. Dal 2007 è il main sponsor dello Schalke 04, club tedesco di Gelsenkirchen e non è certo un caso che il punto d’arrivo del North Stream, il braccio settentrionale del gasdotto “putiniano”, sia situato proprio in Germania. Il 2012 è la volta del Chelsea di Roman Abramovič (alleato “pentito” del nemico numero uno di Putin, Berezovskij, morto meno di due anni fa in circostanze sospette in Inghilterra) che nel 2005 ha ceduto proprio a Gazprom la sua compagnia petrolifera Sibneft. Per non parlare del fatto che la società di Miller sponsorizza anche tutte le competizioni Uefa. Questo lo spot di 30 secondi trasmesso prima e durante ogni partita di Champions League o Europa League della scorsa stagione:

Il 19 ottobre di quest’anno, poi, la ciliegina sulla torta: nel 70esimo anniversario della liberazione di Belgrado da parte dell’armata rossa, la società di Miller si è assicurata il controllo della Stella Rossa, il club più titolato di Serbia, come a voler rinsaldare il ruolo del paese balcanico nella costruzione del gasdotto South Stream, sezione meridionale del suddetto gasdotto. 60 milioni il costo dell’operazione: 40 al governo di Nikolić, che si era accollato i debiti della squadra e 20 alla città di Belgrado per l’acquisto dei terreni dello stadio. Il tutto condito da una visita in pompa magna dello Zar in persona, che già era venuto al Marakana (così si chiama lo stadio della capitale serba) nel 2010 in occasione dell’annuncio della sponsorizzazione della Stella Rossa. Indovinate un po’ da parte di chi…

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La fine del 2014, però, ha riservato al Presidente Putin più di una doccia fredda: la caduta del prezzo del petrolio e la crisi del rublo, unite al probabile abbandono del progetto South Stream (di cui comunque la stessa Gazprom è divenuta unica proprietaria), hanno notevolmente ridimensionato i piani del Cremlino. Quel che è certo è che tra tre anni e mezzo la Russia ospiterà i Mondiali. E che Putin non si vorrà far sfuggire l’ennesima occasione offertagli dal pallone.

Emiliano Mariotti

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