Interludio: perché cacciare Zeman è da incoscienti

Nessuna storia questa volta. Nessun aneddoto.
Vogliano i miei (pochi) lettori perdonare questo off topic. Che, a ben vedere, off topic non è: se questo blog porta il nome che porta è perché chi lo scrive all’incoscienza di Zeman ha sempre creduto.

Non perderò tempo a rispondere alle critiche di chi da sempre considera il tecnico boemo un perdente.
Non verserò fiumi di parole sull’utopia di un calcio giocato per il pubblico più che per se stessi.
Non scoperchierò, infine, la polveriera giudiziaria delle accuse mosse dal Maestro all’indirizzo di un calcio che è -parole sue- “sempre più un’industria e sempre meno un gioco”.

Zdeněl Zeman, 67 anni. Quella di giovedì contro la Juventus è stata la sua ultima panchina con il Cagliari. Il 5 agosto, per la sua presentazione, si erano mossi in 10mila
Zdeněk Zeman, 67 anni. Quella di giovedì contro la Juventus è stata la sua ultima panchina con il Cagliari. Il 5 agosto, per la sua presentazione, si erano mossi in 10mila

Quello di oggi è solo l’ultimo di una lunga lista di esoneri. Tanti, troppi sono stati frutto di impazienza e scarsa lungimiranza. Ingaggiare Zdeněk Zeman per un presidente è sempre una scelta impegnativa. Vuol dire scommettere su un allenatore testardo, che promette spettacolo e ha un occhio formidabile per i giovani talenti ma -per usare un eufemismo- pecca in pragmatismo. Vuol dire infiammare il cuore dei tifosi, pronti a stropicciarsi gli occhi allo stadio, ma allo stesso tempo esporsi a una rivolta di piazza quando, come quest’anno al Cagliari, i risultati arrivano a singhiozzo.

Insomma, prima di far ricadere la propria scelta sul 67enne di Praga occorre riflettere a lungo. Perché Zeman non è un traghettatore da due partite e via; Zeman, che piaccia o no, ha una sua filosofia e ha bisogno di tempo per portarla avanti.

Ecco perché cacciarlo dopo sole 16 giornate è una follia. Significa lasciare senza guida un gruppo plasmato sui suoi dettami. Significa vanificare l’intero lavoro estivo di preparazione che, come egli stesso ha più volte ribadito, è al centro della sua idea di calcio. Insomma, significa buttare alle ortiche una scommessa prima ancora di conoscerne l’esito.

È vero, il Cagliari è terzultimo, in piena zona retrocessione, e ha racimolato solo 2 punti nelle ultime 5 partite. Il progetto fatica a decollare e i tifosi hanno iniziato a mugugnare. Ma Cagliari non è Torino e Avelar non è Tévez. E, soprattutto, la “cura Zeman” sortisce i suoi effetti sul lungo periodo. Per conferma, chiedere a un certo Francesco Totti, che dall’estate di due anni fa sembra tornato un ragazzino.
Di certo, la decisione del Presidente Giulini farà contenti i tantissimi detrattori del tecnico. Commenti come “non finisce una stagione da 10 anni”, “non ha mai vinto nulla” o “parla tanto ma combina poco” pioveranno a valanga su giornali, siti e social network.

“L’incoscienza di Zeman”, dal canto suo, ringrazia e saluta il Maestro.
Vittima, una volta ancora, dell’incoscienza altrui prima che della propria.

E, visto che a Natale si è tutti più buoni, due regali vintage per voi.
Un assaggio di pura bellezza:

E uno di autoironia:

Emiliano Mariotti

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Un pensiero su “Interludio: perché cacciare Zeman è da incoscienti

  1. Spiace che i lettori siano pochi, lo trovo un blog meraviglioso. Ci son finito per caso cercando tutt’altro su Google e ad ogni post letto ringrazio a voce alta la dea bendata.
    Commento qua, anche se si tratta di un vecchio post, tradendo la passione che ci accomuna verso il protagonista del pezzo. Spero che capiti anche lui prima o poi a leggere su questi lidi, credo che sarebbe orgoglioso di stare nell’header.

    Mi piace

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