Gatti neri e fede incrollabile. La favola del Racing

Se la sera del 4 novembre 1967 aveste detto ai tifosi del Racing Avellaneda assiepati sugli spalti del “Centenario” di Montevideo che i loro beniamini non avrebbero mai più alzato al cielo un trofeo internazionale, nella migliore delle ipotesi vi avrebbero riso in faccia. Quella notte il pluridecorato Racing, campione d’Argentina e del Sudamerica in carica, salì sul tetto del mondo, strappando agli scozzesi del Celtic (a volte ritornano) la Coppa Intercontinentale. Un successo, il primo a livello planetario per un club argentino, che avrebbe dovuto sancire la definitiva consacrazione mondiale della squadra, già nota in patria per la sua lunga tradizione di vittorie e bel gioco, come testimonia il soprannome di Academia che tuttora la accompagna.

La "Doble Visera", casa dell'Independiente, e il "Cilindro", tempio del Racing si fronteggiano ad Avellaneda, a sud di Buenos Aires
La “Doble Visera”, casa dell’Independiente, e il “Cilindro”, tempio del Racing si fronteggiano ad Avellaneda, a sud di Buenos Aires

Avellaneda, sobborgo di circa 300.000 abitanti ad appena 10 chilometri da Buenos Aires, oltre ad essere tristemente nota per il massacro del 2002, ospita uno dei derby più accesi del mondo. Quello che contrappone l’Independiente al Racing, appunto. Gli stadi delle due squadre, la “Doble Visera” e il “Cilindro”, distano poco più di 200 metri l’uno dall’altro. Con conseguenze facilmente immaginabili.
E così, quella notte di quasi cinquant’anni fa, mentre gli odiati cugini stavano facendo festa sull’altra sponda del Mar del Plata, uno sparuto gruppo di sostenitori dell’Independiente si sarebbe (il condizionale è d’obbligo) intrufolato all’interno del Cilindro e avrebbe seppellito sotto il terreno di gioco le carcasse di sette gatti neri.
Difficilmente avremo mai una conferma o una smentita. Fatto sta che la “maldición de los siete gatos negros” sembrò sortire i suoi effetti sin da subito: l’Academia, il club fino ad allora più titolato del paese, smise come per magia di vincere e nel 1983 subì perfino l’onta della retrocessione. L’Inde, invece, iniziò a inanellare una serie di successi, interni ma soprattutto internazionali, che gli valsero il prestigioso soprannome di Rey de Copas.

Messe nere, esorcismi, benedizioni. Le provarono tutte i presidenti e dirigenti del Racing ma, almeno fino alla fine del secolo, la luce in fondo al tunnel non s’intravide. Finché, nel 2000 la società, appena sfuggita al fallimento, diede il via alla ristrutturazione dello stadio. Quale occasione migliore per venire a capo una volta per tutte dell’annosa questione? Il campo venne rivoltato da cima a fondo ma – stando alle testimonianze – venne ritrovato un solo cadavere. Tanto bastò per riportare il Racing al titolo nazionale 45 anni dopo l’ultimo successo.
Quello di domenica sera è il 17° campionato vinto dall’Academia, il secondo “post-maledizione”. Un campionato cominciato lontano dai riflettori e conquistato superando sul filo di lana il ben più quotato River Plate. Il Racing, nonostante la sua storia quanto meno sfortunata, resta la terza squadra più tifata in Argentina, alle spalle del Boca Juniors e dello stesso River. Nel film “Il segreto dei suoi occhi”, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero nel 2010, è proprio la passione viscerale per il Racing a condurre i due agenti federali sulle tracce del colpevole:

Ma quella per l’Academia è qualcosa di più di una passione sportiva.

Diego Alberto Milito, ex-Genoa e Inter, è tornato in patria per chiudere la carriera nel suo Racing
Diego Alberto Milito, ex-Genoa e Inter, è tornato in patria per chiudere la carriera nel suo Racing

Come ebbe a spiegare l’ex-interista Diego Alberto Milito, sostenitore dei biancocelesti fin da ragazzino, “al Racing o credi o non credi”. E il Principe ha dimostrato di crederci eccome. Salutati i nerazzurri, è tornato in patria e, a 35 anni suonati e con la fascia di capitano al braccio, al primo tentativo ha portato la sua squadra del cuore al titolo. Sarà un caso (l’ennesimo) ma anche nel Torneo di Apertura 2001, quello che ha sancito la rottura dell’incantesimo, Milito era in campo, giocando tutte le partite e mettendo a segno tre goal.

Ora che il figliol prodigo è tornato a casa è il momento giusto per esorcizzare definitivamente la maledizione, con un successo in Copa Libertadores (l’equivalente della nostra Champions League) che scaccerebbe definitivamente tutti i fantasmi. Nel frattempo, la festa non sembra avere limiti di età:

racing

Emiliano Mariotti

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